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Costi buoni o costi cattivi questo è il dilemma!!!!!!!

«Essere, o non essere» (To be, or not to be nell’originale inglese) è una frase dell’Amleto di William Shakespeare. La battuta viene pronunciata dal principe Amleto all’inizio del soliloquio che apre la prima scena del terzo atto della tragedia. È una delle frasi più celebri della letteratura di tutti i tempi, ed è stata oggetto di numerosi studi e diverse interpretazioni. Anche nel mondo dell’impresa con riferimento ai costi vi possono essere delle manovre per porsi la domanda se gli stessi sono costi di qualità oppure no. Un adeguato controllo di gestione, focalizza l’attenzione sui costi di non qualità, ossia spese relative a sprechi, errori e inefficenze che gravano sul bilancio aziendale, per difetti di controllo, produzione o gestione.

All’interno dell’azienda, quando si vogliono limitare le perdite o cercare di migliorare l’utile, abitualmente si cerca di intervenire sui costi, cercando di individuare quelli che possono essere ridimensionati. La ricerca è  mirata alle voci di bilancio che rappresentano costi chiari e visibili, di immediata lettura e analisi. I costi di non qualità invece, non sono immediatamente riconducibili a specifiche voci, ma devono essere ricercati e interpretati. Per esempio, si supponga il mancato collaudo di un macchinario e il malfunzionamento dello stesso con conseguente produzione di eccessivi scarti, dovuti a prodotti non conformi; al probabile fermo del macchinario per necessaria riprogrammazione o sblocco per inceppamento.

L’inefficienza del macchinario andrà a condizionare la produttività aziendale, obbligando ad avviare processi di riprogrammazione, riproduzione e ricontrollo, implicando un maggiore costo di materie prime, maggiore costi di lavorazione, ritardata consegna dell’ordine al cliente con conseguente  pagamento posticipato della fornitura. Individuare questi costi aggiuntivi nel bilancio, non è semplice, poichè da una veloce analisi, risultano essere tutti costi giustificati.

Gli scarti prodotti per esempio, non compaiono in bilancio; sarà una attenta lettura e comparazione a individuarli, confrontando le materie prime acquistate, con quelle lavorate e vendute,e le relative giacenze di magazzino. Solo un  concreto controllo di gestione, potrà individuare i costi di non qualità e pianificare un’adeguata risoluzione del problema. I costi di non qualità si dividono in due categorie:

Costi di non qualità interni.

Appartengono a questo gruppo , tutte le spese sostenute prima che il prodotto venga messo sul mercato.

Costi di non qualità esterni.

Appartengono a questo gruppo, tutte le spese sostenute ad avvenuta immissione sul mercato del prodotto. Corrispondono ai reclami e ai resi dei clienti insoddisfatti; spese di spedizione e sostituzione del prodotto non conforme. I costi di non qualità  devono essere individuati e ridimensionati non solo per migliorare l’utile conseguito, ma anche per controllare la gestione e ottimizzarla.

I costi di non qualità rappresentano l’inefficienza di un reparto o dell’intera struttura, incapace di risolvere problematiche che potranno portare l’azienda al declino. La produzione di beni non conformi, si ripercuote sulle attività di mercato, costringendo ad impiegare maggiori sforzi per mantenere le quote conquistate, rendendo inefficaci gli sforzi di vendita, e manifestando l’eccessiva presenza di stock o scarti, ritardi nelle consegne e nei pagamenti, penalità e modifiche di ordine verso i clienti, con conseguente rallentamento processo produttivo.

E’ inutile dire che un prodotto di non qualità rischia di far perdere il cliente non soddisfatto. I costi di non qualità sono sottovalutati, ma un attento studio ha dimostrato che incidono sul fatturato di circa il 10%, Assumere strategie mirate, coinvolgere personale capace e formato nel raggiungimento degli obiettivi, permette non solo la riduzione di scarti, costi e reclami, ma anche di aumentare l’efficienza aziendale.

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