Ricominciamo con le imprese tradizionali e una nuova vocazione allo start-up.

Centralità del budget per il controllo di gestione nelle piccole e medie imprese
05/04/2013
Il vero nemico non è l’indebitamento finanziario.
01/05/2013
Show all

Ricominciamo con le imprese tradizionali e una nuova vocazione allo start-up.

I dati delle imprese che chiudono o falliscono negli ultimi tempi, fanno più notizia delle imprese che invece aprono, si rinnovano e sfidano il cambiamento.

Qualche giorno fa, mentre aspettavo l’autobus ad una fermata, ho visto un piccolo Ape Car, di un negozio di frutta e verdura con una scritta accattivante e l’indirizzo di un sito web. Incuriosito, ho chiesto al conducente di quell’Ape Car di che cosa si trattasse, e lui un imprenditore di circa 45 anni mi ha detto: “è un mio nuovo progetto di comunicazione che tra l’altro sta andando molto bene, e conto di svilupparlo, perché ho capito che i gusti dei consumatori non sono cambiati, ma sono cambiate le loro abitudini e i modi di acquisto”.

In questi tempi la parola “crisi” è utilizzata per giustificare qualunque situazione negativa all’interno delle imprese, e certamente è anche corretto.

Ma chissà perché appena si parla di crisi all’interno delle imprese sembra che tutto si debba fermare compreso le idee!

Ma anche le idee vanno in crisi?

Se andiamo ad analizzare il significato del termine “crisi”, ci accorgiamo che allo stesso sono associati diversi significati.

Il termine “crisi”, di derivazione greca (κρίσις) originariamente significava SCELTA.

Nella loro millenaria saggezza gli antichi Cinesi con la parola “crisi” identificavano due significati, PERICOLO e OPPORTUNITA’.

Quindi “crisi” significa SCELTA e OPPORTUNITA’.

Questa mia riflessione l’ho voluta condividere con alcuni piccoli imprenditori e al termine di diverse discussioni, ho identificato alcune importanti variabili relazionali.

1)      Timore del cambiamento

2)      Grande sfiducia

Questi due elementi, già di per se paralizzanti, sono ovviamente condivisibili, ma siamo sicuri che con questi due ingredienti le imprese non chiudono o non falliscono?

Se un imprenditore è per certi versi stanco, allora la crisi non c’entra proprio nulla, poiché se è vero, come è vero, che le idee non conoscono crisi, il problema si sposta sul perché un imprenditore non ha più idee!

Certo, se l’imprenditore ha provato a creare un prodotto o un servizio interessante, se ha impostato correttamente le strategie per far conoscere il suo prodotto o servizio, se ha provato a conquistare tutti i mercati possibili ed immaginabili, bè allora, è condivisibile il suo atteggiamento di stanchezza!

Quindi quando un imprenditore parla di crisi, vuol dire che tutte le strategie possibili ed immaginabili sono state percorse con esito negativo?

E cioè, ad esempio, è sicurissimo che il costo di produzione dei suoi prodotti o servizi è allineato con il mercato? E’ sicurissimo che ha impostato una revisione accurata delle proprie aree aziendali per verificarne l’efficienza? E’ sicurissimo che i propri prodotti o servizi siano conosciuti da tutti? E’ sicurissimo di conoscere molto bene il mercato in cui si forma la domanda dei propri prodotti o servizi? E’ sicurissimo che il suo piano di marketing sia stato impostato correttamente? Ha provato a farsi aiutare da consulenti aziendali preparati?

Belle domanda, ma preferisco non rispondere, o almeno attendere.

A questo punto, poiché, secondo gli ultimi dati disponibili, sono state avviate molte start-up innovative, con il famoso Decreto Crescita 2.0 del 2012, non è per caso che il disegno strategico di questi nuovi imprenditori sia più completo e dinamico degli imprenditori tradizionali?

Ma le imprese tradizionali, possono cogliere e sfruttare la metodologia delle start-up per rinnovare la propria idea di business?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *