Il vero nemico non è l’indebitamento finanziario.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una grandissima contrazione del credito concesso dalle banche all’intero sistema, e in particolare alle imprese.

Tale riduzione per certi versi è stata da taluni cavalcata per giustificare il blocco del sistema produttivo in generale, e per certi versi, ma non solo, è andata proprio così.

Da parte delle imprese si è assistito al “panico”, poiché abituate in passato ad avere un accesso al credito bancario che sembrava senza ostacoli, si è andato avanti senza sfruttare le leve di una gestione del capitale circolante attenta ed accurata.

“Vendo la merce o i servizi, concedo un credito di fornitura a 90 giorni, e se poi il cliente non mi paga, tanto c’è la banca che mi finanzia…”,

Quando vi è insofferenza finanziaria le cause vanno sempre ricercate nelle scelte di gestione legate al capitale circolante, e cioè, il credito che concedo ai clienti, le scelte sulle giacenze di magazzino e i debiti verso i fornitori.

Non ho sbagliato a scrivere “gestione”, poiché questi tre comparti del capitale circolante aziendale, vanno gestiti e non subiti.

Evidentemente, nella gestione del circolante rientra anche l’indebitamento finanziario, che serve a colmare temporanei disequilibri legati magari alla durata della produzione.

 Sull’indebitamento, mi viene in mente la seguente frase:

… in conclusione, il vero nemico è il prestito. E’ ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta, senza ritorno. E’ sistemico, maligno ed è globale, come il cancro. E’ una malattia e dobbiamo combatterla…

E’ con queste parole che Michael Douglas, interpretando il trader di borsa Gordon Gekko in Wall Street – Il denaro non dorme mai, conclude il discorso davanti agli azionisti della Teldar Carta.

Il concetto espresso da Gekko sembra rispolverare un vecchio retaggio della cultura contadina: mai indebitarsi per acquistare qualcosa. Sull’argomento ho già scritto un precedente articolo che riguardava la convenienza per l’imprese ad indebitarsi.

Ma risulta chiaro come, nel sistema economico odierno, tale concetto, seppur tornato prepotentemente sulle prime pagine dei giornali, debba essere superato da un approccio più consapevole e attuale.

Il ricorso al debito è necessario al funzionamento dell’azienda e alla sua evoluzione in chiave prospettica.

Non c’è crescita senza investimenti, che riguardino l’ambito della produzione, la distribuzione, la formazione del personale, o quant’altro ritenuto vitale per la continuità aziendale.

I debiti per il finanziamento permettono infatti  la disponibilità di risorse monetarie derivanti da prestiti concessi da finanziatori terzi, siano essi banche, società finanziarie, fondi di investimento, o sottoscrittori di obbligazioni.

Al momento delle scadenze convenute è prevista la restituzione del capitale, maggiorato dalla remunerazione degli interessi prestabiliti da un accordo contrattuale.

Il debito, in ottica temporale, si distingue in finanziamento a medio-lungo termine, le cosiddette passività consolidate, solitamente utilizzate per finanziare gli investimenti.

Può essere altresì utile ricorrere all’indebitamento per superare momenti di scarsa liquidità o per sopperire a flussi di cassa non coincidenti con le necessità aziendali. Si parla in questo caso di debiti di finanziamento a breve termine, che costituiscono le passività correnti tramite le quali è finanziato l’attivo circolante, l’insieme di quelle componenti di patrimonio, cioè, destinate a un rapido consumo: materie prime e rimanenze, prodotti pronti per essere immessi sul mercato, crediti rapidamente esigibili.

Qualora si manifestassero queste necessità sarà possibile ricorrere a strumenti di diversa natura messi a disposizione dalle banche, da scegliersi secondo le proprie esigenze. Per far fronte a necessità di medio-lungo, tra i principali, troviamo i finanziamenti chirografari e i mutui ipotecari; mentre per finanziare le passività correnti ricorreremo al  fido di cassa, al fido per anticipi salvo buon fine, allo  sconto di portafoglio commerciale salvo buon fine, o al fido per anticipo fatture.

1 commento
  1. Nadia V
    Nadia V dice:

    Molto interessante l’articolo, anche se dovrebbe essere calato nelle singole realtà territoriali e nell’età dell’imprenditore. In effetti quel retaggio del non indebitarsi aveva le sue radici soprattutto nei primi anni 70.

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